LA TAVOLA ROTONDA

Per un dialogo tra culture

 

Il pasto a tavola è il momento dell’incontro e del confronto quotidiano, in cui dimensione personale e collettiva si fondono.

Non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente,
ma per mangiare e bere insieme
.
[Plutarco, Dispute conviviali]

Nell’antica Grecia la cena, il pasto principale, era detto λογοδεῖπνον (logodèipnon) ovvero “banchetto di parole”. Non si poteva scindere la dimensione biologica da quella dello stare in compagnia.

Non viviamo in tempi semplici. Siamo in una fase di passaggio, in cui il mondo vecchio sta crollando e il nuovo fa timidamente capolino. Non è facile e non è pacifico, come ogni momento di rottura ed innovazione. Ma possiamo decidere se rannicchiarci spaventati o aprirci, col cuore in mano, agli scenari che verranno. Smettiamo con l’idea che l’uomo sia un essere individualista, becero, preoccupato solo del proprio tornaconto. “Homo sum: humani nihil alienum puto” scriveva Terenzio già nel II secolo a.C.: Sono un uomo, e nulla di umano mi è estraneo. Abbiamo superato la menzogna dell’homo homini lupus: l’uomo è lupo per l’altro uomo solo per paura e disinformazione.

Serve uno spazio nuovo; forse un “non-spazio” come quello della tavola. Una sorta di terra di mezzo in cui incontrarsi, aprire un dialogo tra mondi diversi e forgiare nuove alleanze. Proprio come per le tribù antiche, che consideravano sacro il legame generato dal mangiare in comune: partecipando dello stesso cibo, due uomini si davano pegno reciproco di onestà e limpidezza, poiché nessuna insidia poteva essere tramata contro colui che condivideva il pasto (per gli effetti simpatetici della magia tribale, qualunque danno effettuato alla vittima sarebbe ricaduto su entrambi con la medesima potenza fintantoché le pietanze fossero rimaste nello stomaco). Fiducia totale e abbandono nelle mani altrui.

Il cibo si fa foedus, patto sacro che sancisce un accordo internazionale tra diversi popoli.

E mai come ora c’è bisogno di un dialogo tra culture. Convivialità deriva da convivio: cum-vivere, “vivere con”. Il vivere insieme e il mangiare assieme stanno sullo stesso piano.

Lo stare a tavola è dimensione essenziale dell’essere umano, proprio perché in tale frangente può uscire da sé e venire a contatto con l’Altro (incarnato sia nel cibo fisico che nell’esperienza di condivisione). Il pasto è ciò che trasforma l’individuo (lat. individŭus = ”indivisibile”) in persona (da pars = parte, funzione di un tutto).

1 Comment

  1. Bella l’idea del non- spazio come terra di mezzo dove l’idea, l’ideale, può trovare un luogo dove il diverso, ciò che ognuno è, può portare il suo Essere e così farsi conoscere. Perché infatti nel conoscere vi è com-prensione e crescita. In fondo, come dici, l’ignoranza è solo non conoscenza. La Verità è Consapevolezza. Grazie del tuo condividere. Ci hai fatto un scalino più coscienti.

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